24 ottobre 2015

Il tempo non ha denaro


Si dice che il tempo è denaro e anche che il tempo non ha prezzo; se queste due frasi sono in contraddizione, è invece certo che il tempo non ha denaro.
Nel 2009 uscì un album degli Skiantos intitolato Dio ci deve delle spiegazioni. Una sera, poco dopo l'uscita del disco, proposi ad alcuni amici di andare a sentire gli Skiantos che suonavano a pochi chilometri da dove vivevamo noi. Accadde che declinarono e si optò per fare altro tutti insieme. Nel 2014 Freak Antoni è morto e gli Skiantos dal vivo non li sentirò più.
Prima di questo episodio, dal 2003 al 2005, mi abbonai ad AmericanSuperBasket. Quando smisi di seguire il basket NBA non comprai più la rivista (ovviamente, e comunque non avrebbe avuto tanto senso, con internet che spopolava) e anzi buttai i giornali per fare spazio in casa. Adesso ASB non esce più e a me sono rimasti solo un paio di poster e 2 numeri ancora nella busta di plastica che non ho mai aperto perché li avevo doppi.
Potrei andare avanti per ore con aneddoti del genere.
Insomma la morale di questa storia è che il tempo passa, non ha denaro, e la giovinezza è una bella cosa che non torna più.
(E che sono un coglione).


Certain things they should stay the way they are


16 ottobre 2015

mio cugino


Mio cugino è uno sprecone, è uno che consuma tutto. Consuma i vestiti che indossa, consuma il piatto nel quale mette la pizza che mangia, consuma perfino le finestre attraverso le quali guarda fuori. Per lui questo non è un problema; è pieno di soldi, e se uno dei suoi oggetti è consumato può comprarsene uno nuovo. Io non ce la farei.
È stato il caso a decidere che avessi un cugino così. Io non avevo mica bisogno di un cugino sprecone, ma il caso ha voluto che lui nascesse, perciò io me lo tengo.
Non mi va di protestare.
Sono nato senza di lui e senza di lui ho trascorso i miei primi anni di vita. La mia esistenza non è mai stata subordinata alla sua. 
Per fortuna che non consuma anche i cugini, altrimenti io sarei già stato sostituito da un altro.
Sta migliorando, mio cugino. Ha imparato a non consumare i soldi e questo per lui è un grande traguardo, perché se non avesse più soldi non riuscirebbe a comprare i piatti per mangiare la pizza.

11 ottobre 2015

Ave Maria torna a casa tua (come cantavano i cugini dei Led Zeppelin)



Se è vero che Gesù è il figlio di Dio perché "Inizio del vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio".
Se è vero che Maria è la mamma di Gesù perché "benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù".
Se è vero che Maria è la mamma di Dio perché "Santa Maria, madre di Dio".
Se è vero tutto questo,
io devo supporre una cosa.
Che ci sia stato dell'incesto.
I "virgolettati" sono liberamente tratti dal Vangelo secondo Marco (1,1) e dalla preghiera Ave Maria.


Amen

06 ottobre 2015

ci sta (il declino della civiltà occidentale)

Trattato sulle discoteche che fa riferimento ad un campione di discoteche del nord Italia

Arredamento e progettazione
Vengono collocate spesso e volentieri nei pressi del mare e se non è possibile si utilizzano stagni, laghi o fiumi che favoriscono la presenza di zanzare, fastidiosissime. Il malus delle zanzare è però largamente bilanciato dal bonus del fiume (succedaneo del mare), fondamentale per l'essere fico.
Le discoteche vengono costruite per essere locali fichi per fichi e quindi la progettazione deve rispettare le regole dettate dalla moda. Vi si trovano pertanto numerosi gradini là dove non ce ne sarebbe necessità vera e propria. Questi rendono la fuga difficile in caso di incendio o comunque in tutti quei casi in cui è urgente il bisogno di scappare.
Nei locali all'aperto si possono installare piante di fico e numerosi gazebo. I tavolini sono bassi, distanti dai divanetti e scomodi da utilizzare, questo perché si agisce solo in nome dell'essere fico (EF) in barba alla logica e alla comodità.
I bagni non sono mai puliti.

Gestione operativa
Si tralascia la gestione amministrativa di alto livello dell'attività mentre ci si sofferma su quella pratica di coloro che presidiano il locale. I buttafuori, vestiti in nero e di grossa stazza, pelati, non fanno altro che eseguire ordini imposti dal loro superiore. Non possono dire che le cose stanno così perché l'EF non prende ordini da nessuno. Fanno la voce grossa, impediscono l'ingresso entro un certo orario e modificano le file d'attesa secondo regole non bene codificate. Un gioco divertente da fare con loro è fermarsi ad alcuni metri e fissarne uno negli occhi senza dire nulla. Di solito impazziscono iniziando a minacciare l'osservatore. All'interno si trovano tra gli assunti sia uomini che donne accomunati dal fatto di avere ricevuto scarsa formazione (a volte nessuna) per svolgere il compito assegnato. Si vede che agiscono non in maniera organizzata e produttiva bensì in nome dell'EF. Sono scelti perché fichi e fiche, al bar preparano bevande agitando le bottiglie e se fanno lo scontrino non lo consegnano mai all'acquirente. Quando trasportano caraffe piene piene tengono il braccio muscoloso alzato, se usano la scopa per raccogliere i resti di un bicchiere rotto lo fanno in modo logicamente scorretto (si sentirebbero declassati a impugnare la scopa come fa mia nonna). Fanno largo uso di ghiaccio (tanto che si potrebbe dire che il ghiaccio è l'essenza della discoteca) e chiamano il succo di frutta 'analcolico alla frutta' perché fa più fico, visto che contiene la parola 'alcolico'.

Offerta al pubblico
I prezzi sono alti, i prodotti alimentari di cattiva qualità e in ogni caso scarseggiano. La vera forza della discoteca (e qui bisogna dargliene atto) è che puoi incontrare persone nuove, peccato però che non puoi parlarci perché non ti sentirebbero a causa dell'elevato volume della musica. E' possibile ascoltare i Jefferson Airplane, ma solo se c'è una versione del loro brano approvata dall'EF. In generale la musica in discoteca risulta sgradevole e pacchiana per l'orecchio attento e raffinato come il mio. Si consumano alcolici e si balla senza criterio. Se ci si annoia in 2 è comunque consentito scambiarsi opinioni sui 3x2 più convenienti alla coop (urlando, si intende) ma se ci si annoia da soli è la fine.

L'utente finale medio
Gli utilizzatori delle discoteche sono fatti con lo stampino ed è un peccato. Perciò rappresentano il declino della civiltà occidentale; perché se rinunci alla diversità rinunci anche alla possibile miglioria. Si salutano dicendo 'grandissimo' e quando non sanno cosa dire commentano 'ci sta'. Si accalcano nella pista da ballo fino a che ci si muove a fatica.

18 settembre 2015

le cimici

Quest'anno ci sono state così tante cimici che se le avessi contate sarebbero almeno 20 o 30.

29 agosto 2015

sicurezza e realtà

Sono giovane spavaldo e attacco bottone alle ragazze.
Alla fine del mese di luglio, un amico che non vedo da circa un anno mi chiede se mi va di partecipare alla cerimonia della sua laurea. Sorpreso dall'invito, decido di recarmi all'evento e appena scendo dal treno compro 3 biglietti per l'autobo visto che devo raggiungere anche la sede della compagnia assicurativa con la quale ho deciso di stipulare un contratto. Per farla breve, ho bisogno di una assicurazione personale poiché mi recherò in Nuova Zelanda per restarci 5 mesi e là la sanità è semi-pubblica, quindi potrebbe farmi comodo, nel caso mi facessi del male, avere una assicurazione.
Pur essendo in possesso dei biglietti, raggiungo l'assicurazione a piedi; ci sono poche sedi in Italia e una è proprio qui a Bologna. Da lì prendo l'autobus in direzione dell'università che è oltre porta Saragozza, quindi dall'altra parte della città. Partecipo alla laurea e al termine, proprio mentre sto pensando di salire sul 33, un amico mi suggerisce il 32, più pratico per andare alla stazione dei treni.
Attendo il 32 insieme a una donna anziana e a una giovane ragazza. Parlano tra loro e io mi faccio gli affari miei, fino a che sento la vecchia dire
Io non ho niente ma proviamo a chiedere a questo giovane, forse lui ce l'ha
Che cosa volete insomma?, rispondo io
Si riferisce al biglietto dell'autobus. La ragazza non l'ha acquistato e preferirebbe procurarselo prima di salire a bordo del mezzo, perché sa che altrimenti il costo è di 1 euro e 30, mentre è di 1 e 10 se lo si prende prima.
Io, che fino a quel momento avevo utilizzato solo uno dei 3 biglietti perché ero andato a piedi in viale Berti, decido di regalarle quello che mi avanza in modo da fare bella figura.
E' il tuo giorno fortunato, le dico, ho un biglietto in più che non mi serve
Sono tirchio e non posso che approvare lo spirito della ragazza che desidera risparmiare 20 centesimi. Se le avessi chiesto 1 euro e 20 avremmo guadagnato entrambi 10 centesimi. Una volta saliti sull'autobus, dopo un rimprovero da parte della vecchia perché ho provato a difendere un ragazzo immigrato, non mi siedo di fianco alla ragazza; da vero gentiluomo voglio mostrarle che non mi sento in diritto di attaccarle bottone solo perché le ho dato il biglietto. E' invece lei che mi si avvicina e iniziamo a chiacchierare. Così scopro che è pugliese ma vive a Milano, dove ha studiato giurisprudenza all'università Bocconi e si è laureata. Ora deve prendere il treno per raggiungere i parenti che vivono a Fano. Racconto alcune cose su di mè, tra cui il fatto che partirò presto per la Nuova Zelanda e che non conosco la lingua italiana. Giunti alla stazione, ci salutiamo perché lei va a Fano mentre io torno a casa mia e devo darmi una mossa se non voglio perdere il treno che parte alle 12 e 52, il prossimo c'è alle 13 e 28 e sarei anche costretto a cambiare a Modena.
Questo sembra proprio un addio, le dico, non credo che ci rivedremo mai più
Chi lo sa, magari ci incontreremo quando sarai tornato dalla Nuova Zelanda.
Mi allontano e quando mi sono già seduto sul treno capisco che ho sbagliato tutto; scendo immediatamente e ritorno là dove ci siamo lasciati. Non è più lì ovviamente, così cerco il binario da cui parte il treno per Fano ma ho difficoltà perché non so dov'è Fano (ma chi sa dove è Fano?). Leggo sul tabellone, un po' a cazzo di cane, le fermate dei vari treni ma non trovo Fano finché un disgraziato mi chiede se ho bisogno di aiuto. Lo supplico per avere le giuste indicazioni, mi manda al binario 9 e gli regalo un euro. Tra la gente, individuo con difficoltà la ragazza che sola legge un libro. Lei è sorpresa di vedermi e io invento una bugia, le dico che ho perso il treno e che preferisco passare mezz'ora con lei che da solo.
Parliamo ancora un po' e arriva il treno che stava aspettando. Quando ci salutiamo per l'utlima volta, mi dice che era a Bologna perché lì vive il suo fidanzato.
Ho preso una botta sui denti che mi è costata 2 euro e 10 e qualche ora di vita.

01 luglio 2015

19 euro di socialità (praticamente 20)

Io sono un pensatore e penso spesso a tante cose quando sono solo.
Per di più sono una persona solitaria quindi penso ancora più spesso. Non conosco molte parole ma non è un problema quando penso; solo io devo capirmi e nessun altro mi ascolta. Uso molto la lettera 'p' e raramente la 'b' ma non è colpa mia. E' la lingua italiana che è fatta così.
Quello che mi è accaduto qualche sera fa è l'argomento del pensiero che segue.


***

Il programma è di andare insieme ad amici a mangiare la pizza e poi in una discoteca per il resto della serata.
Qui inizia la prima digressione sulla pizzeria.

La giudicherò alla maniera dei siti internet che trattano l'argomento 'ristoranti'.
Voto complessivo 3/5
Ho cenato in questa pizzeria con alcuni amici. Avevamo prenotato un tavolo per 7 persone alle ore 21. Eravamo in 6 anziché 7 e non abbiamo avvisato prima; ammetto che questa sia stata una mancanza da parte nostra. Inoltre siamo entrati nel locale alle 21 e 25, quindi con oltre 20 minuti di ritardo rispetto a quelli che erano gli accordi. Tuttavia il primo di noi 6 è arrivato alle 21 in punto e ha pensato che fosse inutile entrare per dire che eravamo già lì. Ha visto che nessuno entrava nella pizzeria e quindi non c'era la possibilità che assegnassero ad altri il tavolo riservato a noi. Io sono giunto alle 21 e 10 e da quell'ora fino alle 21 e 25 è accaduto lo stesso: non è entrato nessuno, quindi non era possibile che cedessero il tavolo ad altri. Ovviamente abbiamo considerato poco probabile la presenza di una sorgente di clienti interna al locale. Quando finalmente siamo entrati il cameriere ci ha detto che il tavolo per noi lo aveva 'dato via' ma ci avrebbe fatto sedere dopo '5 , 6 , 7 , 8 minuti' (sue testuali parole, credo per fare il simpatico ma a me non ha fatto ridere. Si vede che non l'ho capita). Per quello che ho detto prima, è chiaro che il tavolo lo aveva dato via prima delle 9. Nel frattempo, mentre aspettavamo, sono entrate delle persone che si sono sedute immediatamente (comunque gruppi meno numerosi del nostro). Alle 21 e 45 eravamo ancora in piedi ad attendere e abbiamo iniziato a dire che forse era opportuno andare da un'altra parte. Alle 21 e 50 il titolare ci ha detto che era in preparazione il tavolo per noi e poi ci ha fatto accomodare, dandoci praticamente la colpa di quanto accaduto perché non gli avevamo lasciato un recapito telefonico a cui poterci chiamare per chiederci se e quanto eravamo in ritardo. Non ho replicato perché questa scusa mi è sembrata una pagliacciata, mentre io sono un signore. Detto questo, la pizza è molto buona come piace a me. Alta e soffice nei bordi e più sottile al centro, la vera pizza napoletana! Potreste mangiarne due senza sentirvi appesantiti, davvero facile da digerire. Ho preso una pancetta e grana bianca (che qui chiamano 'bianca tipo metro', dando l'occasione di aprire una parentesi nella parentesi) buonissima. Il costo è nella media: 11 euro a testa per pizza, acqua e caffè (magari non proprio nella media ma di sicuro non al di sotto...) però non accettano i buoni pasto (edenred max da 5 e 20). Ho pagato in contanti e ho dovuto richiedere esplicitamente lo scontrino altrimenti col cavolo che lo faceva. Tra l'altro (e qui apro l'ennesima parentesi) non capisco chi si credono di essere questi ristoratori che non accettano buoni pasto e poi ti fanno le storie se chiedi di pagare con il bancomat perché 'le commissioni sono alte'. Cercatevi un altro lavoro se pensate che fare i ristoratori sia così sconveniente. Tutto sommato do a questo posto una valutazione di 3 su 5 (quindi sufficiente) nonostante quello che è accaduto perché io sono una persona che non si fa tanti problemi, ho pazienza e considero più importante la bontà del cibo che il resto. In questo caso se avessi dovuto valutare solo la bontà del cibo avrei potuto dare anche un bel 4. Alla gestione va un 2 o forse meno ma non sono in vena di cattiveria quindi chiudo qui. Consigliato solo se siete psicologicamente preparati.


***

A questo punto c'era una parte sui nomi delle pizze (la parentesi nella parentesi, molto interessante a mio parere ma un po' pesante, quindi preferisco toglierla) e poi tutta la descrizione del tempo trascorso in discoteca nella quale si affrontava il tema delle 'guardie' del locale (i cosiddetti buttafuori) che secondo me sono, in linea di massima, ignoranti come pochi. Si parlava dell'incontro con il cameriere della pizzeria avvenuto nella pista da ballo, del fatto che un tizio mi ha bagnato la mano con un liquido ed io mi sono naturalmente asciugato su di lui che mi ha ironicamente invitato a continuare a farlo.
Questi e altri eventi.
Chiaramente il costo è stato di 8 euro (così da giustificare il titolo, visto che 11+8 fa 19)
Purtroppo non ricordo più di così perché è accaduto tutto qualche tempo fa.

18 febbraio 2014

Il teatro d'avanguardia alternativa dei bambini

In prima media io e i miei compagni di classe mettemmo in scena, sotto la supervisione del nostro professore di musica, un piccolo spettacolo teatrale basato su una storia scritta da noi stessi. Le scenografie e i costumi lasciavano un po' a desiderare, forse, così come gli oggetti di scena e l'originalità della trama.
Nulla di male in tutto ciò, direte voi.
Sbagliate.
Quella, per noi, era una caduta di stile come poche.


***

Quando andavo alle elementari fui costretto a frequentare, insieme ai bambini che erano a scuola con me, un corso che io oggi definisco di teatro d'avanguardia. Non ricordo se ci fu o meno la possibilità di scegliere se partecipare alle lezioni, ma immagino che si trattasse di un corso etichettabile come 'opzionale' o 'a scelta'. Sta di fatto che, quando c'erano le lezioni di teatro, tutti i bambini erano presenti. Io, per quel che mi riguardava, non venni mai interrogato da qualcuno che volesse chiedermi se intendevo partecipare al corso; mi trovai lì, come ho già detto, obbligato, tanto che la cosa mi sembrava normalissima, equivalentemente all'ora di matematica e a quella di geografia. 
D'altra parte, non mi fiderei mai delle decisioni prese da un bambino, quindi oggi posso ragionevolmente intuire che se allora qualcuno deliberò per mio conto, lo fece in buona fede.
La stessa cosa accadde nel momento in cui mi mandarono a catechismo; ci andai pensando che fosse obbligatorio. Poi scoprii che non era così e smisi di fidarmi anche degli adulti.
Ho l'impressione che chiunque senta la parola 'teatro' associata alla parola 'bambini' pensi ad un mucchio di marmocchi che, davanti a genitori e nonni, si esibiscono nella ridicola rappresentazione di una storia orrenda. Almeno nel mondo occidentale, credo che sia così più o meno dappertutto.
Il corso di teatro che frequentai non può ritenersi di queste stupidaggini nemmeno lontano parente. Lo ricordo ancora oggi e credo che non me lo dimenticherò per un bel po'.
L'insegnante, tale Lucia E., aveva all'epoca un'età che non so stimare, visto che quando avevo 8 anni mi sembravano tutti dei vecchi. La sua descrizione può delinearsi come segue: comunista alternativa dalla pronuncia peculiare e dal lessico più che ricco,
sempre seriosa, calzava scarpe senza lacci e, per quello che ricordo, era piuttosto severa con gli allievi.
Uno dei primi esercizi proposti era un semplice riscaldamento per 'prendere il ritmo', se così si può dire. I bambini (una ventina o poco più) si prendono per mano formando un cerchio e si allontanano gli uni dagli altri isotropicamente fino a che il cerchio non si rompe. Si stabilisce poi un verso di percorrenza, quindi uno dei bambini (scelto a caso all'inizio della lezione) dice il suo nome e poi, tutti insieme, si battono le mani una volta. Quindi tocca al secondo della fila (pronuncia il suo nome e poi tutti battono le mani all'unisono), poi al terzo e così via. Quello che si ottiene è quindi

Elena - CLAP - Andrea - CLAP - Jacopo - CLAP - ...

dove i nome sono pronunciati da una singola persona (che si chiama così) mentre i CLAP provengono dall'intero gruppo.
Probabilmente vi state chiedendo che scuola elementare io abbia frequentato. Non sottovalutate l'esercizio del cerchio: 20 bambini di 8 anni non sono in grado di eseguirlo, a meno che il genere umano si sia evoluto nel frattempo (e sono abbastanza certo del contrario). Ciò che accadeva è che ogni volta, sistematicamente, qualcuno (ma di solito si trattava delle solite 2 o 3 persone) diceva il suo nome mentre batteva le mani, creando un effetto che è difficile riprodurre per iscritto

GCiLuAlPio

Fare un giro completo del cerchio era un'ardua impresa, poiché ad ogni errore si doveva ricominciare da capo.
Oggi considero l'esercizio del cerchio estremamente educativo e formante.
Un'altra cosa che imparammo nel corso fu la cosiddetta 'camminata neutra'. Sarebbe inutile esporne tecnicamente la forma e il significato, vi basti sapere che questa non prevedeva la possibilità di fare curve durante il percorso, erano ammesse soltanto deviazioni di 90° rispetto alla direzione che si stava seguendo.




Inoltre, Lucia E. ci introdusse al concetto di 'cassettino della memoria'. Per ricordare una nozione, si estrae dalla tasca una chiave immaginaria (sarebbe a dire che si fa solo il gesto di estrarre la chiave, in realtà non si prende in mano nulla) e si apre il cassettino della memoria che è situato nella fronte di ognuno di noi. Si inserisce la nozione o qualsivoglia cagata nel cassettino della memoria (sempre in maniera fittizia, perché nella mano non c'è nulla) e quindi si può chiudere di nuovo a chiave il cassetto per poi riporre la chiave, cioè nulla, nella tasca o laddove la si desideri conservare.
Posso affermare che almeno uno di quei bambini continuò ad utilizzare il cassettino della memoria fino all'università.

Le rappresentazioni messe in scena al termine dei vari anni scolastici (3 su 5) furono, nell'ordine

L'occhio del lupo di Pennac
Il fantasma di Canterville di Oscar Wilde
Pippi calzelunghe

Durante lo spettacolo teatrale tutti i bambini erano vestiti allo stesso modo (per esempio tutti in bianco o tutti in nero) e i movimenti da attuare erano ridotti al minimo mentre si badava all'espressività, al suono delle parole.
La messa in scena di Pippi calzelunghe, poi, fu memorabile.
Eravamo fermi, immobili, e tenevamo in mano il foglio con la parte da recitare, perché la memorizzazione delle battute era una cosa secondaria. Dovevamo semplicemente leggere nel modo giusto le frasi che ci competevano, facendo ridicole smorfie in corrispondenza delle parole 'olio di fegato di merluzzo', poiché è una cosa che induce al disgusto.
L'anno precedente, per il fantasma di Canterville, avevo una sola frase da dire e riuscii a sbagliarla.
Non se ne accorse nessuno.
Poco male, perché una volta un allievo di Lucia E. sbagliò la sua battuta durante la rappresentazione finale e tutti gli altri bambini si misero a ridere. Lucia E., ritenendo quest'ultimo un comportamento sciocco e infantile, salì sul palco e pose fine ipso facto allo spettacolo, lasciando di stucco i genitori presenti.
Credo che con quel gesto volesse insegnarci che la risata collettiva era una caduta di stile che noi, gente seriosa, non potevamo permetterci.
Non imparammo biracchio al riguardo.

27 agosto 2013

Mediaset perde il 6,25%

Speriamo che qualcuno lo trovi

31 maggio 2013

la legge elettorale

Vince chi prende più voti e chi non ha soldi perde

19 maggio 2013

non rubate

(fate rubare un po' anche a noi)

19 marzo 2013

annotazione

Frase che ti capiterà di dire nella vita:
non è una critica, è una constatazione.

24 gennaio 2013

evitare situazioni

io vado fuori a fumare
ma tu non fumi
no, ma posso iniziare

13 gennaio 2013

28 dicembre 2012

liberamente

Io ti offendo,
ché è quello che ti meriti.

(a parole)

22 ottobre 2012

Adolf Stalin

Penso che il mondo dovrebbe essere ricoperto di schiuma, per non farsi male quando si cade.

27 agosto 2012

furbo

sei così furbo che la metà basta

18 agosto 2012

al pomeriggio si apre alle 17. grazie

Devo andare al matrimonio di non so chi, non sono stato invitato.
Parto a piedi, si svolge in località Q. e non è molto distante da dove mi trovo.
I coniugi S., invece, decidono di prendere il treno, infatti li vedo mentre cammino di fianco alle rotaie. Sono impegnati in una corsa affannata perché sono in ritardo. Entrano di corsa nella galleria per cercare di raggiungere il treno che è già partito.
Io proseguo all'esterno della galleria, per quanto ciò sia possibile.
Giungo alla destinazione nei tempi previsti, proprio mentre i coniugi S. scendono dal treno e si incamminano verso la casa nella quale si svolgerà la cerimonia.
Il fatto che sia arrivato insieme a loro utilizzando un mezzo diverso conferma la mia ipotesi: che ho avuto come al solito l'idea più appetibile. Ho ridotto la spesa senza aumentare la durata del viaggio.
Non affretto troppo il passo, così da non raggiungerli negli ultimi metri ed essere costretto a scambiare poi con loro inutili chiacchiere.
Evito i rapporti sociali e se qualcuno mi chiederà perché dirò che non avevo visto i coniugi S. da lontano.
Nella vecchia casa di campagna in cui avrà luogo il matrimonio una signora ci accoglie offendendo le nostre madri e domandandoci cortesemente di appoggiare i soprabiti sulle sedie (il mio occhio attento e la mia esperienza nel campo mi permettono di riconoscere che sono state impagliate di recente, il lavoro è decisamente ben fatto) perché non c'è l'attaccapanni.
Roversi si lamenta per questo, fa notare che le sedie serviranno libere durante il pranzo, se mai un pranzo ci sarà.
A questo punto appare Chiara C., indossa un vestito che definire osceno sarebbe riduttivo. È nero e le lascia la tetta destra completamente scoperta, ma contrariamente a quelli che erano i miei ricordi, questa risulta essere del tutto simile alla mia (sono maschio) da un punto di vista dimensionale.
Poi, come se non sapesse cos'è la vergogna, si mette a suonare il pianoforte meccanico al centro della sala.
Considerando anche la musica in voga al giorno d'oggi, Béla Bartók sarà contento d'esser morto.

09 agosto 2012

Il gatto (è stato castrato)

racconto per bimbi
 {
maestra, posso scrivere "bambini"?
no, la poesia è così e non puoi cambiarla. non rompere i coglioni Carlotta.
cit.

Il gatto di mia nonna è molto bello.
Il gatto di mia nonna è tutto nero tranne gli occhi, che sono verdi.
Quando è estate e fa caldo si corica all'ombra per dormire, e allora è possibile avvicinarglisi e accarezzarlo. Tutte le altre volte, invece, fugge dalle persone.
Si siede sul selciato e resta immobile come se fosse una statua, poi gira la testa come Giorgio Ascari per guardarsi intorno.
Alla sera, quando esco in bicicletta, lo trovo dall'altro lato della strada, mi guarda e non mi riconosce.
Il gatto di mia nonna è un po' stupido, forse, però è molto bello.