10 gennaio 2018

Considerazioni su Bach e Walter Piston (il libro di armonia)

Al termine del capitolo sull'armonizzazione delle melodie (non al termine del capitolo sulle note estranee all'armonia), Walter Piston propone di armonizzare alcune battute tratte da corali. Ovviamente le stesse melodie sono già state armonizzate da Bach in modo esatto. Questa affermazione richiede una spiegazione. Non è che Bach armonizzasse in modo esatto, è il nostro concetto di correttezza che si basa su quanto fatto da Bach nel primo 700. Comunque, ho trovato divertente fin da subito il modo in cui Piston sembra prendersi gioco dell'allievo con questi esercizi.
Intanto le melodie non sono complete, ma si tratta solo di alcune battute estrapolate da ciascun corale. Come dire, 'non pretendo che affronti l'intero canto, bastano 3 battute'. Perché così è, se escludiamo le battute introduttive da 1/4 e quella finale evidentemente sulla tonica con la fermata, restano tre battute da riempire. Apparentemente non molte, quindi si potrebbe pensare ad un esercizio semplice e scolastico. Per di più, quando ho svolto il compito mi sono permesso di copiare dal libro il primo accordo così da essere certo che la partenza fosse la stessa.
In secondo luogo, Piston specifica che sotto la corona dovrà sempre esserci un accordo fermo e non si devono introdurre movimenti nelle voci. Questo fatto poteva quasi darsi per scontato per quel che mi riguarda ma è stato precisato e tanto meglio.
Dice poi di utilizzare accordi in stato fondamentale o in primo rivolto. Per chi è già pratico nell'uso di secondi e terzi rivolti di accordi con la settima, potrebbe apparire una inutile limitazione e ci si sentirebbe quasi autorizzati ad ignorare la richiesta (ma si vedrà, analizzando scrupolosamente, che Bach inserisce con estrema parsimonia secondi e terzi rivolti, e pure riesce a concepire lavori vari e dinamici).
Infine, si richiede che vengano utilizzate note estranee all'armonia con un vincolo: non usare note estranee della durata inferiore alla croma.

Partendo con lo svolgimento dell'esercizio 6a del capitolo 9 mi sono trovato in difficoltà sapendo che come mi sarei mosso avrei sbagliato. Infatti, per quello che ho detto prima, la soluzione di Bach è quella giusta. Il mio obiettivo era quindi quello di avvicinarmi il più possibile all'armonizzazione migliore.
Con non piccolo sforzo, si scelgono i gradi della scala da utilizzare, si impostano gli accordi e si inseriscono le note estranee.
Si va poi ad analizzare il lavoro di Bach ed eccoci giunti al grande sberleffo di Piston. Si scopre che le note estranee all'armonia non vengono utilizzate. Questo fatto permette di avviare una riflessione: è molto più importante la scelta dei gradi della scala che l'uso di note estranee. Come già sapevo avrei sbagliato e così è stato. Non ho però sbagliato inserendo note di troppo o mancandone alcune, bensì utilizzando i gradi meno appropriati. Questa è una grande lezione su come sfruttare al meglio i classici T, SD (II o IV che sia), D (V o VII) e i loro primi rivolti per dare varietà all'insieme. Il tutto senza note estranee e con maestria. Vi è molta differenza tra l'utilizzo di IV o di II in 6, oppure tra I e I in 6 o addirittura tra I e VI. Si guarda con attenzione ai cambi di posizione delle voci fatti su una armonia che si mantiene. Bach è in grado di tirare fuori una musica completa, che non manca di nulla, servendosi solo del minimo. Non si avvertono mancanze o buchi e il corale risulta piacevole all'orecchio.
Bach è così o il contrario: da un lato, può stupire mostrando quanto si possa fare con strumenti semplici e alla portata di ogni scolaro. Altre volte invece è in grado di risolvere, tramite vere e proprie magie, temi musicali apparentemente intrattabili. Oppure, semplicemente, si diverte inserendo trovate eccezionali in contesti che potevano vedersi in una maniera molto più ingenua. 

Ribadisco quanto detto in principio: non c'è nulla di assolutamente giusto nel lavoro di Bach; è il modo odierno di intendere la musica che è fondato sui suoi 371 corali (e ovviamente su tutta la restante sua produzione).
 


Vorrei soffermarmi su alcuni particolari (l'armonizzazione che propone Bach) dell'esercizio 6e di Piston. L'esercizio 6e del capitolo 9 corrisponde alle prime battute del corale Nun danke alle Gott, numero 32 nell'edizione Breitkopf.
Qui ho pensato bene di sbizzarrirmi inserendo rivolti e dominanti secondarie che mi pareva ci stessero decentemente. Scopro infine che Bach ha fatto una cosa semplicissima.
I IV I e si ferma sulla corona .
VI (per variare rispetto a I è bastata una nota che è un vero colpo di classe, non ho altre parole*) e poi V I V I V I
Uno potrebbe gridare alla monotonia vedendo il finale di tre V-I in sequenza (dove ho volutamente omesso settime e rivolti) ma se si visualizza COME sono state realizzate le cadenze si capisce la differenza che passa tra il COSA (la cadenza V-I) e il COME (l'uso di settime, rivolti, note estranee). Vengono di fatto esposti vari metodi e idee per realizzare la successione che sta alla base di tutta la musica tonale (da Bach a Taylor Swift). In più è da esaminare attentamente la battuta finale dove vengono inserite:
nota di volta
ritardo
nota sfuggita
reaching tone
in un semplice movimento armonico I-V
Il tutto è in contrasto con il resto del corale dove Bach aveva dato note svizzere solo al basso e solo per formare scale di tre note. A questo punto il corale continuerebbe, mentre lo studente di Piston si ferma qui. 
E io mi fermo insieme a Piston.


*In realtà le parole ci sono eccome, infatti la melodia di Piston proprio in quel punto è diversa rispetto a quella del corale di Bach. Questo cambia tutto ovviamente, ma me ne sono accorto troppo tardi.

06 dicembre 2017

Il Blog, Tinder, e quel coglione che aveva perso una BMW 320 bianca a Bologna


La lettera 'e' non si mette mai dopo la virgola.
Sì, vallo a dire a Gabriele D'Annunzio.


Avrei voluto festeggiare i primi 10 anni di vita del blog con un brano di dimensioni pantagrueliche sulla vita, l'esistenza e il senso delle cose scritto nell'arco di sei mesi con interventi quotidiani. Poi per pigrizia ho tralasciato la scrittura sistematica e il risultato ad oggi non lo trovo ancora soddisfacente. Magari in futuro darò spazio anche a quella produzione visto che c'erano un sacco di spunti di pensiero interessanti.
Ho avuto quindi l'idea di ripiegare su una storia riguardante un Piaggio Ciao. Arenatasi anche questa seconda ipotesi, mi sono detto che avrei pubblicato brani di altri autori senza pagarli; eventualità scartata quando ho capito che non avrei guadagnato nulla nemmeno io.
Ecco quindi un raccontino sulle relazioni interpersonali nel XXI secolo.

Mercoledì
Gioco un po' a tinder e risulta la compatibilità con Anna che ha 21 anni e dista 46 km da me.
Non ha una foto personale ma solo un'immagine con una battuta. La presentazione però è interessante perché suona il violino e dice di cercare solo persone per parlare perché i suoi amici sono tutti via e si annoia.



Giovedì
Le scrivo e mi risponde quasi subito.
Le chiedo se si annoia ancora o se i suoi amici sono tornati, ma non sono tornati.
Ci vado giù pesante con un'affermazione su una random chat, così che capisca grossomodo qual è il mio modo di esprimermi e sembra non battere ciglio per la frase in questione che è 



Venerdì
Le scrivo alla sera e mi risponde per un po'. Poi quando passa mezz'ora dall'ultimo messaggio e non mi ha ancora riscritto vado a letto, ma troverò la risposta il giorno seguente.

Sabato
Rispondo al suo ultimo messaggio della sera e conversiamo ancora un po'. Le dico che ho un esame all'università lunedì, per vedere se mi chiederà l'esito.

Domenica, lunedì e martedì non scrive.
Martedì però mi rompo le palle e scrivo io, alla sera dopo le 10, con un'altra domanda nonsense, ovvero



Non mi risponde più.

È a questo punto che iniziano le mie riflessioni:
Quando possiamo dire di conoscere veramente una persona? Mai, probabilmente, figurati su tinder. Eppure qui ci sono individui che vogliono dare giudizi sugli altri e che pensano di poter dire che sono un coglione solo per quello che scrivo o per le foto che metto. Scusate ma mi sembra un po' grezzo e sempliciotto come metodo...
Ammesso anche che tutto quello che leggo sia vero (ho escluso quasi subito l'ipotesi di avere a che fare con un robot e anche che si trattasse di uno scherzo, visto che non faceva ridere...), una frase scritta con un carattere standard non mi consente di dire chi ho di fronte o di esprimere un giudizio su quella persona. Se ci fossimo incontrati nella realtà, ci avrei impiegato 5 minuti per avere un'idea chiara ed esaustiva (diciamo sufficientemente chiara, poi ovviamente si può migliorare) della sua personalità, ma con internet di mezzo anche uno scambio lungo mesi non mi avrebbe detto chi c'era dall'altra parte. Forse sbaglio dando troppa importanza all'aspetto emotivo ed emozionale quando giudico gli esseri umani, ai particolari e ai gesti, ma ti permettono di riconoscere le bugie.
Il discorso ovviamente vale se non si ha uno scopo dichiarato (e in quel caso non l'avevamo perché l'obiettivo era 'chiacchierare'), perché se c'è un tema preciso su cui disquisire credo si punti a quello magari tralasciano convenevoli.
Lì invece la cosa ha preso una strana piega quasi prima di partire e si è tramutata per me in un rovello psicologico.
Perché oltre a queste considerazioni restava anche valida l'ipotesi che non mi avesse giudicato in nessun modo, ma semplicemente impiegasse diversi giorni per elaborare una risposta che, se a quel punto fosse arrivata, mi avrebbe seriamente spiazzato.

Secondo me, ma è solo la mia opinione, il punto cruciale è che normalmente quando ci si relaziona con altre persone lo si fa con un fine ben preciso. Nessuno nella vita ha l'obiettivo di conoscere gli altri, ma lo fa ugualmente perché è un passo obbligatorio per poter arrivare agli scopi che si hanno, siano essi condivisi tra le parti o no.
Poi ci sono le conversazioni per conoscersi nella realtà (e non tramite internet!) perché è chiaro che se mi presentano una persona che non ho mai visto prima, punterò a conoscerla un po' meglio parlandoci.
Basta, non mi vengono in mente altre possibilità. Se usi un sistema di chat lo fai con scopi definiti e non per una conversazione astratta (o almeno quasi nessuno lo fa) e in effetti anche chi vorrebbe incappa poi in problemi.

Forse non siamo in grado di sopportare puri scambi di opinioni fine a sè stessi senza sapere con chi ci stiamo confrontando. Pensavo di poter portare avanti tranquillamente la conversazione con una persona casuale su argomenti casuali e invece io per primo ho avuto difficoltà e non ho retto la situazione che mi appariva troppo insolita.
Mi sarebbe piaciuto sentire l'opinione di Anna al riguardo.
Se mi avesse risposto...

Eccole le mie riflessioni, tutto qui (o ‘tutto qua’, come diceva Baglioni).

Oppure sono io che sono un coglione.

Comunque sempre meno di quell'individuo che alle due di notte cercava senza trovarla la sua BMW 320 bianca in giro per Bologna e iniziava ad agitarsi perché tre ore dopo doveva prendere un traghetto a Livorno.
Ma questa è un'altra storia.

24 maggio 2016

prima l'italiano

Non è ironico che Salvini si esprima dicendo 'di questo se ne parlerà settimana prossima', dimostrando di non conoscere la lingua italiana?

Non è ironico che Salvini si esprima dicendo 'di questo se ne parlerà settimana prossima', dimostrando di non conoscere la lingua italiana.

03 aprile 2016

Kanda principe Kanda

Una astronave solitaria fuori nello spazio.

Il sistema solare è un luogo solitario.

Nettuno, Giove, Saturno e Marte
Mercurio, Plutone, Venere, le stelle.

Kanda, principe Kanda!

Dove sei tu?
Kanda, principe Kanda!

Questo pianeta è nuovo.
Kanda, principe Kanda!

Terra è verde e blu.
Kanda, principe Kanda!

Damek Za è dopo te!


2002

27 dicembre 2015

La famiglia Rossi va al mare

La famiglia Rossi sta per partire per una gita al mare; Giorgio Rossi ha posizionato tutti i bagagli nel baulo della macchina. Il baulo è pieno e dentro non ci sta più nulla! 
Luigi Gambuzzi, il figlio del signor Rossi (ha un cognome diverso da quello del padre perché c'è stato un errore all'anagrafe) vorrebbe portare al mare anche i materassini gonfiabili.
Non possiamo Luigi, replica il padre.
Portare con noi i materassini gonfiabili significherebbe occupare un gran volume con dell'aria e la nostra automobile è molto piccola.
Luigi ha un'idea: sgonfiare i materassini in modo da ridurne il volume e trasportarli così. Una volta giunto al mare reinserirà l'aria tramite l'apposita valvola.
Per andare al mare prenderanno l'autostrada. Come dice il nome, si tratta di una strada destinata alla circolazione delle auto.

26 novembre 2015

26 11

Giornata internazionale

22 novembre 2015

le foglie

I vecchi raccolgono le foglie da terra in autunno.
Se potessero toglierebbero anche il caldo dall'estate.
Ma non possono, ah ah.

Non possono, ah ah.

30 ottobre 2015

svolgi il tema


L'emigrazione in Italia non è più sviluppata come un tempo, anzi, oggi l'Italia è una meta per molti migranti. Anni fa, tra il XIX e il XX secolo circa, molte persone, partendo dal nostro paese, si spostarono nelle zone più ricche del mondo, che allora erano gli stati del nuovo continente, come gli Usa e l'Argentina. Attualmente invece il nostro passa per essere uno stato economicamente all'avanguardia, quindi va da sé che l'immigrazione si presenti come un fenomeno di rilevante importanza, al contrario dell'emigrazione che va scemando. Credo che sia errato dire che non esiste più l'emigrazione in Italia, poiché questa è ancora presente, ma in forma diversa. Contrariamente a quanto si verificava un secolo fa, quando la gente partiva per tentare di lasciarsi alle spalle una condizione di miseria e povertà, oggi si parla di “fuga di cervelli”, riferendosi al fatto che attualmente la maggior parte degli emigranti italiani sono dottori, laureati e altre persone estremamente qualificate che, vivendo in un paese che non gli permette di sfruttare al massimo le loro potenzialità, decidono di fuggire all'estero.
Se l'emigrazione denota quindi l'arretratezza culturale o economica di un paese, l'immigrazione sta a significare l'opposto. Infatti è ovvio che le persone si spostino dalle zone più povere verso quelle più ricche, concorrendo a far sì che le zone meno sviluppate possano arricchirsi più velocemente. La conclusione del sillogismo è che ci sarà sempre una zona più povera di un'altra, e un flusso costante di migrazione. In questo modo gli stati più industrializzati si ritroveranno costantemente sommersi da ondate di immigrati i quali, provenienti da situazioni pessime, saranno disposti a svolgere i lavori più umili e faticosi per un tozzo di pane, annichilendo contemporaneamente la manodopera della nazione che li ha ospitati. Questo darà così il la a nuove ondate migratorie, in quanto i lavoratori immigrati vengono sistematicamente sfruttati poiché, come ho detto prima, si accontentano del minimo. Quindi ritengo che occorra favorire i processi di emigrazione ed immigrazione per far funzionare tutto molto meglio, anche se credo che queste cose non verranno fatte tanto facilmente, soprattutto in un paese come l'Italia dove la maggior parte delle popolazione, plagiata dalla televisione che ha ormai soppiantato la scuola, pensa che l'immigrazione sia un'immane piaga. Tra l'altro è interessante ricordare che l'immigrazione non la puoi fermare, perché le persone arrivano comunque, disperate e convinte che per loro le cose non possano che migliorare, quindi tanto vale semplificare il tutto e fare sì che non si creino spiacevoli fenomeni di immigrazione irregolare, che sono male, perché non fanno altro che fornire lavoro ai criminali, ai mafiosi, a quelle persone che compiono azioni illegali professionalmente. È come la cocaina. È illegale ma la gente la compra comunque. Per concludere, si può dire che immigrazione ed emigrazione sono fenomeni che giovano all'economia, peccato però che va a finire sempre che gli ultimi arrivati vengano trattati male.

***

Il brano precedente lo scrissi alle scuole superiori, si tratta di un 'tema' che fu soggetto alla valutazione dell'insegnante. Quando, un anno dopo la sua stesura, dissi alla professoressa che esso non conteneva la lettera b, lei mi rispose che leggendolo non se n'era accorta. Per la serie 'la prossima volta scrivo gira questo foglio su entrambi i lati e poi te lo consegno, così ti trovi qualcosa da fare'.

24 ottobre 2015

Il tempo non ha denaro


Si dice che il tempo è denaro e anche che il tempo non ha prezzo; se queste due frasi sono in contraddizione, è invece certo che il tempo non ha denaro.
Nel 2009 uscì un album degli Skiantos intitolato Dio ci deve delle spiegazioni. Una sera, poco dopo l'uscita del disco, proposi ad alcuni amici di andare a sentire gli Skiantos che suonavano a pochi chilometri da dove vivevamo noi. Accadde che declinarono e si optò per fare altro tutti insieme. Nel 2014 Freak Antoni è morto e gli Skiantos dal vivo non li sentirò più.
Prima di questo episodio, dal 2003 al 2005, mi abbonai ad AmericanSuperBasket. Quando smisi di seguire il basket NBA non comprai più la rivista (ovviamente, e comunque non avrebbe avuto tanto senso, con internet che spopolava) e anzi buttai i giornali per fare spazio in casa. Adesso ASB non esce più e a me sono rimasti solo un paio di poster e 2 numeri ancora nella busta di plastica che non ho mai aperto perché li avevo doppi.
Potrei andare avanti per ore con aneddoti del genere.
Insomma la morale di questa storia è che il tempo passa, non ha denaro, e la giovinezza è una bella cosa che non torna più.
(E che sono un coglione).


Certain things they should stay the way they are


16 ottobre 2015

mio cugino


Mio cugino è uno sprecone, è uno che consuma tutto. Consuma i vestiti che indossa, consuma il piatto nel quale mette la pizza che mangia, consuma perfino le finestre attraverso le quali guarda fuori. Per lui questo non è un problema; è pieno di soldi, e se uno dei suoi oggetti è consumato può comprarsene uno nuovo. Io non ce la farei.
È stato il caso a decidere che avessi un cugino così. Io non avevo mica bisogno di un cugino sprecone, ma il caso ha voluto che lui nascesse, perciò io me lo tengo.
Non mi va di protestare.
Sono nato senza di lui e senza di lui ho trascorso i miei primi anni di vita. La mia esistenza non è mai stata subordinata alla sua. 
Per fortuna che non consuma anche i cugini, altrimenti io sarei già stato sostituito da un altro.
Sta migliorando, mio cugino. Ha imparato a non consumare i soldi e questo per lui è un grande traguardo, perché se non avesse più soldi non riuscirebbe a comprare i piatti per mangiare la pizza.

11 ottobre 2015

Ave Maria torna a casa tua (come cantavano i cugini dei Led Zeppelin)



Se è vero che Gesù è il figlio di Dio perché "Inizio del vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio".
Se è vero che Maria è la mamma di Gesù perché "benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù".
Se è vero che Maria è la mamma di Dio perché "Santa Maria, madre di Dio".
Se è vero tutto questo,
io devo supporre una cosa.
Che ci sia stato dell'incesto.
I "virgolettati" sono liberamente tratti dal Vangelo secondo Marco (1,1) e dalla preghiera Ave Maria.


Amen

06 ottobre 2015

ci sta (il declino della civiltà occidentale)

Trattato sulle discoteche che fa riferimento ad un campione di discoteche del nord Italia

Arredamento e progettazione
Vengono collocate spesso e volentieri nei pressi del mare e se non è possibile si utilizzano stagni, laghi o fiumi che favoriscono la presenza di zanzare, fastidiosissime. Il malus delle zanzare è però largamente bilanciato dal bonus del fiume (succedaneo del mare), fondamentale per l'essere fico.
Le discoteche vengono costruite per essere locali fichi per fichi e quindi la progettazione deve rispettare le regole dettate dalla moda. Vi si trovano pertanto numerosi gradini là dove non ce ne sarebbe necessità vera e propria. Questi rendono la fuga difficile in caso di incendio o comunque in tutti quei casi in cui è urgente il bisogno di scappare.
Nei locali all'aperto si possono installare piante di fico e numerosi gazebo. I tavolini sono bassi, distanti dai divanetti e scomodi da utilizzare, questo perché si agisce solo in nome dell'essere fico (EF) in barba alla logica e alla comodità.
I bagni non sono mai puliti.

Gestione operativa
Si tralascia la gestione amministrativa di alto livello dell'attività mentre ci si sofferma su quella pratica di coloro che presidiano il locale. I buttafuori, vestiti in nero e di grossa stazza, pelati, non fanno altro che eseguire ordini imposti dal loro superiore. Non possono dire che le cose stanno così perché l'EF non prende ordini da nessuno. Fanno la voce grossa, impediscono l'ingresso entro un certo orario e modificano le file d'attesa secondo regole non bene codificate. Un gioco divertente da fare con loro è fermarsi ad alcuni metri e fissarne uno negli occhi senza dire nulla. Di solito impazziscono iniziando a minacciare l'osservatore. All'interno si trovano tra gli assunti sia uomini che donne accomunati dal fatto di avere ricevuto scarsa formazione (a volte nessuna) per svolgere il compito assegnato. Si vede che agiscono non in maniera organizzata e produttiva bensì in nome dell'EF. Sono scelti perché fichi e fiche, al bar preparano bevande agitando le bottiglie e se fanno lo scontrino non lo consegnano mai all'acquirente. Quando trasportano caraffe piene piene tengono il braccio muscoloso alzato, se usano la scopa per raccogliere i resti di un bicchiere rotto lo fanno in modo logicamente scorretto (si sentirebbero declassati a impugnare la scopa come fa mia nonna). Fanno largo uso di ghiaccio (tanto che si potrebbe dire che il ghiaccio è l'essenza della discoteca) e chiamano il succo di frutta 'analcolico alla frutta' perché fa più fico, visto che contiene la parola 'alcolico'.

Offerta al pubblico
I prezzi sono alti, i prodotti alimentari di cattiva qualità e in ogni caso scarseggiano. La vera forza della discoteca (e qui bisogna dargliene atto) è che puoi incontrare persone nuove, peccato però che non puoi parlarci perché non ti sentirebbero a causa dell'elevato volume della musica. E' possibile ascoltare i Jefferson Airplane, ma solo se c'è una versione del loro brano approvata dall'EF. In generale la musica in discoteca risulta sgradevole e pacchiana per l'orecchio attento e raffinato come il mio. Si consumano alcolici e si balla senza criterio. Se ci si annoia in 2 è comunque consentito scambiarsi opinioni sui 3x2 più convenienti alla coop (urlando, si intende) ma se ci si annoia da soli è la fine.

L'utente finale medio
Gli utilizzatori delle discoteche sono fatti con lo stampino ed è un peccato. Perciò rappresentano il declino della civiltà occidentale; perché se rinunci alla diversità rinunci anche alla possibile miglioria. Si salutano dicendo 'grandissimo' e quando non sanno cosa dire commentano 'ci sta'. Si accalcano nella pista da ballo fino a che ci si muove a fatica.

18 settembre 2015

le cimici

Quest'anno ci sono state così tante cimici che se le avessi contate sarebbero almeno 20 o 30.

29 agosto 2015

sicurezza e realtà

Sono giovane spavaldo e attacco bottone alle ragazze.
Alla fine del mese di luglio, un amico che non vedo da circa un anno mi chiede se mi va di partecipare alla cerimonia della sua laurea. Sorpreso dall'invito, decido di recarmi all'evento e appena scendo dal treno compro 3 biglietti per l'autobo visto che devo raggiungere anche la sede della compagnia assicurativa con la quale ho deciso di stipulare un contratto. Per farla breve, ho bisogno di una assicurazione personale poiché mi recherò in Nuova Zelanda per restarci 5 mesi e là la sanità è semi-pubblica, quindi potrebbe farmi comodo, nel caso mi facessi del male, avere una assicurazione.
Pur essendo in possesso dei biglietti, raggiungo l'assicurazione a piedi; ci sono poche sedi in Italia e una è proprio qui a Bologna. Da lì prendo l'autobus in direzione dell'università che è oltre porta Saragozza, quindi dall'altra parte della città. Partecipo alla laurea e al termine, proprio mentre sto pensando di salire sul 33, un amico mi suggerisce il 32, più pratico per andare alla stazione dei treni.
Attendo il 32 insieme a una donna anziana e a una giovane ragazza. Parlano tra loro e io mi faccio gli affari miei, fino a che sento la vecchia dire
Io non ho niente ma proviamo a chiedere a questo giovane, forse lui ce l'ha
Che cosa volete insomma?, rispondo io
Si riferisce al biglietto dell'autobus. La ragazza non l'ha acquistato e preferirebbe procurarselo prima di salire a bordo del mezzo, perché sa che altrimenti il costo è di 1 euro e 30, mentre è di 1 e 10 se lo si prende prima.
Io, che fino a quel momento avevo utilizzato solo uno dei 3 biglietti perché ero andato a piedi in viale Berti, decido di regalarle quello che mi avanza in modo da fare bella figura.
E' il tuo giorno fortunato, le dico, ho un biglietto in più che non mi serve
Sono tirchio e non posso che approvare lo spirito della ragazza che desidera risparmiare 20 centesimi. Se le avessi chiesto 1 euro e 20 avremmo guadagnato entrambi 10 centesimi. Una volta saliti sull'autobus, dopo un rimprovero da parte della vecchia perché ho provato a difendere un ragazzo immigrato, non mi siedo di fianco alla ragazza; da vero gentiluomo voglio mostrarle che non mi sento in diritto di attaccarle bottone solo perché le ho dato il biglietto. E' invece lei che mi si avvicina e iniziamo a chiacchierare. Così scopro che è pugliese ma vive a Milano, dove ha studiato giurisprudenza all'università Bocconi e si è laureata. Ora deve prendere il treno per raggiungere i parenti che vivono a Fano. Racconto alcune cose su di mè, tra cui il fatto che partirò presto per la Nuova Zelanda e che non conosco la lingua italiana. Giunti alla stazione, ci salutiamo perché lei va a Fano mentre io torno a casa mia e devo darmi una mossa se non voglio perdere il treno che parte alle 12 e 52, il prossimo c'è alle 13 e 28 e sarei anche costretto a cambiare a Modena.
Questo sembra proprio un addio, le dico, non credo che ci rivedremo mai più
Chi lo sa, magari ci incontreremo quando sarai tornato dalla Nuova Zelanda.
Mi allontano e quando mi sono già seduto sul treno capisco che ho sbagliato tutto; scendo immediatamente e ritorno là dove ci siamo lasciati. Non è più lì ovviamente, così cerco il binario da cui parte il treno per Fano ma ho difficoltà perché non so dov'è Fano (ma chi sa dove è Fano?). Leggo sul tabellone, un po' a cazzo di cane, le fermate dei vari treni ma non trovo Fano finché un disgraziato mi chiede se ho bisogno di aiuto. Lo supplico per avere le giuste indicazioni, mi manda al binario 9 e gli regalo un euro. Tra la gente, individuo con difficoltà la ragazza che sola legge un libro. Lei è sorpresa di vedermi e io invento una bugia, le dico che ho perso il treno e che preferisco passare mezz'ora con lei che da solo.
Parliamo ancora un po' e arriva il treno che stava aspettando. Quando ci salutiamo per l'utlima volta, mi dice che era a Bologna perché lì vive il suo fidanzato.
Ho preso una botta sui denti che mi è costata 2 euro e 10 e qualche ora di vita.

01 luglio 2015

19 euro di socialità (praticamente 20)

Io sono un pensatore e penso spesso a tante cose quando sono solo.
Per di più sono una persona solitaria quindi penso ancora più spesso. Non conosco molte parole ma non è un problema quando penso; solo io devo capirmi e nessun altro mi ascolta. Uso molto la lettera 'p' e raramente la 'b' ma non è colpa mia. E' la lingua italiana che è fatta così.
Quello che mi è accaduto qualche sera fa è l'argomento del pensiero che segue.


***

Il programma è di andare insieme ad amici a mangiare la pizza e poi in una discoteca per il resto della serata.
Qui inizia la prima digressione sulla pizzeria.

La giudicherò alla maniera dei siti internet che trattano l'argomento 'ristoranti'.
Voto complessivo 3/5
Ho cenato in questa pizzeria con alcuni amici. Avevamo prenotato un tavolo per 7 persone alle ore 21. Eravamo in 6 anziché 7 e non abbiamo avvisato prima; ammetto che questa sia stata una mancanza da parte nostra. Inoltre siamo entrati nel locale alle 21 e 25, quindi con oltre 20 minuti di ritardo rispetto a quelli che erano gli accordi. Tuttavia il primo di noi 6 è arrivato alle 21 in punto e ha pensato che fosse inutile entrare per dire che eravamo già lì. Ha visto che nessuno entrava nella pizzeria e quindi non c'era la possibilità che assegnassero ad altri il tavolo riservato a noi. Io sono giunto alle 21 e 10 e da quell'ora fino alle 21 e 25 è accaduto lo stesso: non è entrato nessuno, quindi non era possibile che cedessero il tavolo ad altri. Ovviamente abbiamo considerato poco probabile la presenza di una sorgente di clienti interna al locale. Quando finalmente siamo entrati il cameriere ci ha detto che il tavolo per noi lo aveva 'dato via' ma ci avrebbe fatto sedere dopo '5 , 6 , 7 , 8 minuti' (sue testuali parole, credo per fare il simpatico ma a me non ha fatto ridere. Si vede che non l'ho capita). Per quello che ho detto prima, è chiaro che il tavolo lo aveva dato via prima delle 9. Nel frattempo, mentre aspettavamo, sono entrate delle persone che si sono sedute immediatamente (comunque gruppi meno numerosi del nostro). Alle 21 e 45 eravamo ancora in piedi ad attendere e abbiamo iniziato a dire che forse era opportuno andare da un'altra parte. Alle 21 e 50 il titolare ci ha detto che era in preparazione il tavolo per noi e poi ci ha fatto accomodare, dandoci praticamente la colpa di quanto accaduto perché non gli avevamo lasciato un recapito telefonico a cui poterci chiamare per chiederci se e quanto eravamo in ritardo. Non ho replicato perché questa scusa mi è sembrata una pagliacciata, mentre io sono un signore. Detto questo, la pizza è molto buona come piace a me. Alta e soffice nei bordi e più sottile al centro, la vera pizza napoletana! Potreste mangiarne due senza sentirvi appesantiti, davvero facile da digerire. Ho preso una pancetta e grana bianca (che qui chiamano 'bianca tipo metro', dando l'occasione di aprire una parentesi nella parentesi) buonissima. Il costo è nella media: 11 euro a testa per pizza, acqua e caffè (magari non proprio nella media ma di sicuro non al di sotto...) però non accettano i buoni pasto (edenred max da 5 e 20). Ho pagato in contanti e ho dovuto richiedere esplicitamente lo scontrino altrimenti col cavolo che lo faceva. Tra l'altro (e qui apro l'ennesima parentesi) non capisco chi si credono di essere questi ristoratori che non accettano buoni pasto e poi ti fanno le storie se chiedi di pagare con il bancomat perché 'le commissioni sono alte'. Cercatevi un altro lavoro se pensate che fare i ristoratori sia così sconveniente. Tutto sommato do a questo posto una valutazione di 3 su 5 (quindi sufficiente) nonostante quello che è accaduto perché io sono una persona che non si fa tanti problemi, ho pazienza e considero più importante la bontà del cibo che il resto. In questo caso se avessi dovuto valutare solo la bontà del cibo avrei potuto dare anche un bel 4. Alla gestione va un 2 o forse meno ma non sono in vena di cattiveria quindi chiudo qui. Consigliato solo se siete psicologicamente preparati.


***

A questo punto c'era una parte sui nomi delle pizze (la parentesi nella parentesi, molto interessante a mio parere ma un po' pesante, quindi preferisco toglierla) e poi tutta la descrizione del tempo trascorso in discoteca nella quale si affrontava il tema delle 'guardie' del locale (i cosiddetti buttafuori) che secondo me sono, in linea di massima, ignoranti come pochi. Si parlava dell'incontro con il cameriere della pizzeria avvenuto nella pista da ballo, del fatto che un tizio mi ha bagnato la mano con un liquido ed io mi sono naturalmente asciugato su di lui che mi ha ironicamente invitato a continuare a farlo.
Questi e altri eventi.
Chiaramente il costo è stato di 8 euro (così da giustificare il titolo, visto che 11+8 fa 19)
Purtroppo non ricordo più di così perché è accaduto tutto qualche tempo fa.

18 febbraio 2014

Il teatro d'avanguardia alternativa dei bambini

In prima media io e i miei compagni di classe mettemmo in scena, sotto la supervisione del nostro professore di musica, un piccolo spettacolo teatrale basato su una storia scritta da noi stessi. Le scenografie e i costumi lasciavano un po' a desiderare, forse, così come gli oggetti di scena e l'originalità della trama.
Nulla di male in tutto ciò, direte voi.
Sbagliate.
Quella, per noi, era una caduta di stile come poche.


***

Quando andavo alle elementari fui costretto a frequentare, insieme ai bambini che erano a scuola con me, un corso che io oggi definisco di teatro d'avanguardia. Non ricordo se ci fu o meno la possibilità di scegliere se partecipare alle lezioni, ma immagino che si trattasse di un corso etichettabile come 'opzionale' o 'a scelta'. Sta di fatto che, quando c'erano le lezioni di teatro, tutti i bambini erano presenti. Io, per quel che mi riguardava, non venni mai interrogato da qualcuno che volesse chiedermi se intendevo partecipare al corso; mi trovai lì, come ho già detto, obbligato, tanto che la cosa mi sembrava normalissima, equivalentemente all'ora di matematica e a quella di geografia. 
D'altra parte, non mi fiderei mai delle decisioni prese da un bambino, quindi oggi posso ragionevolmente intuire che se allora qualcuno deliberò per mio conto, lo fece in buona fede.
La stessa cosa accadde nel momento in cui mi mandarono a catechismo; ci andai pensando che fosse obbligatorio. Poi scoprii che non era così e smisi di fidarmi anche degli adulti.
Ho l'impressione che chiunque senta la parola 'teatro' associata alla parola 'bambini' pensi ad un mucchio di marmocchi che, davanti a genitori e nonni, si esibiscono nella ridicola rappresentazione di una storia orrenda. Almeno nel mondo occidentale, credo che sia così più o meno dappertutto.
Il corso di teatro che frequentai non può ritenersi di queste stupidaggini nemmeno lontano parente. Lo ricordo ancora oggi e credo che non me lo dimenticherò per un bel po'.
L'insegnante, tale Lucia E., aveva all'epoca un'età che non so stimare, visto che quando avevo 8 anni mi sembravano tutti dei vecchi. La sua descrizione può delinearsi come segue: comunista alternativa dalla pronuncia peculiare e dal lessico più che ricco,
sempre seriosa, calzava scarpe senza lacci e, per quello che ricordo, era piuttosto severa con gli allievi.
Uno dei primi esercizi proposti era un semplice riscaldamento per 'prendere il ritmo', se così si può dire. I bambini (una ventina o poco più) si prendono per mano formando un cerchio e si allontanano gli uni dagli altri isotropicamente fino a che il cerchio non si rompe. Si stabilisce poi un verso di percorrenza, quindi uno dei bambini (scelto a caso all'inizio della lezione) dice il suo nome e poi, tutti insieme, si battono le mani una volta. Quindi tocca al secondo della fila (pronuncia il suo nome e poi tutti battono le mani all'unisono), poi al terzo e così via. Quello che si ottiene è quindi

Elena - CLAP - Andrea - CLAP - Jacopo - CLAP - ...

dove i nome sono pronunciati da una singola persona (che si chiama così) mentre i CLAP provengono dall'intero gruppo.
Probabilmente vi state chiedendo che scuola elementare io abbia frequentato. Non sottovalutate l'esercizio del cerchio: 20 bambini di 8 anni non sono in grado di eseguirlo, a meno che il genere umano si sia evoluto nel frattempo (e sono abbastanza certo del contrario). Ciò che accadeva è che ogni volta, sistematicamente, qualcuno (ma di solito si trattava delle solite 2 o 3 persone) diceva il suo nome mentre batteva le mani, creando un effetto che è difficile riprodurre per iscritto

GCiLuAlPio

Fare un giro completo del cerchio era un'ardua impresa, poiché ad ogni errore si doveva ricominciare da capo.
Oggi considero l'esercizio del cerchio estremamente educativo e formante.
Un'altra cosa che imparammo nel corso fu la cosiddetta 'camminata neutra'. Sarebbe inutile esporne tecnicamente la forma e il significato, vi basti sapere che questa non prevedeva la possibilità di fare curve durante il percorso, erano ammesse soltanto deviazioni di 90° rispetto alla direzione che si stava seguendo.




Inoltre, Lucia E. ci introdusse al concetto di 'cassettino della memoria'. Per ricordare una nozione, si estrae dalla tasca una chiave immaginaria (sarebbe a dire che si fa solo il gesto di estrarre la chiave, in realtà non si prende in mano nulla) e si apre il cassettino della memoria che è situato nella fronte di ognuno di noi. Si inserisce la nozione o qualsivoglia cagata nel cassettino della memoria (sempre in maniera fittizia, perché nella mano non c'è nulla) e quindi si può chiudere di nuovo a chiave il cassetto per poi riporre la chiave, cioè nulla, nella tasca o laddove la si desideri conservare.
Posso affermare che almeno uno di quei bambini continuò ad utilizzare il cassettino della memoria fino all'università.

Le rappresentazioni messe in scena al termine dei vari anni scolastici (3 su 5) furono, nell'ordine

L'occhio del lupo di Pennac
Il fantasma di Canterville di Oscar Wilde
Pippi calzelunghe

Durante lo spettacolo teatrale tutti i bambini erano vestiti allo stesso modo (per esempio tutti in bianco o tutti in nero) e i movimenti da attuare erano ridotti al minimo mentre si badava all'espressività, al suono delle parole.
La messa in scena di Pippi calzelunghe, poi, fu memorabile.
Eravamo fermi, immobili, e tenevamo in mano il foglio con la parte da recitare, perché la memorizzazione delle battute era una cosa secondaria. Dovevamo semplicemente leggere nel modo giusto le frasi che ci competevano, facendo ridicole smorfie in corrispondenza delle parole 'olio di fegato di merluzzo', poiché è una cosa che induce al disgusto.
L'anno precedente, per il fantasma di Canterville, avevo una sola frase da dire e riuscii a sbagliarla.
Non se ne accorse nessuno.
Poco male, perché una volta un allievo di Lucia E. sbagliò la sua battuta durante la rappresentazione finale e tutti gli altri bambini si misero a ridere. Lucia E., ritenendo quest'ultimo un comportamento sciocco e infantile, salì sul palco e pose fine ipso facto allo spettacolo, lasciando di stucco i genitori presenti.
Credo che con quel gesto volesse insegnarci che la risata collettiva era una caduta di stile che noi, gente seriosa, non potevamo permetterci.
Non imparammo biracchio al riguardo.

27 agosto 2013

Mediaset perde il 6,25%

Speriamo che qualcuno lo trovi

31 maggio 2013

la legge elettorale

Vince chi prende più voti e chi non ha soldi perde

19 maggio 2013

non rubate

(fate rubare un po' anche a noi)