12 gennaio 2018

68

Quest'anno
compiranno
sessantott'anni
i sessantottini
di diciott'anni.

10 gennaio 2018

Considerazioni su Bach e Walter Piston (il libro di armonia)

Al termine del capitolo sull'armonizzazione delle melodie (non al termine del capitolo sulle note estranee all'armonia), Walter Piston propone di armonizzare alcune battute tratte da corali. Ovviamente le stesse melodie sono già state armonizzate da Bach in modo esatto. Questa affermazione richiede una spiegazione. Non è che Bach armonizzasse in modo esatto, è il nostro concetto di correttezza che si basa su quanto fatto da Bach nel primo 700. Comunque, ho trovato divertente fin da subito il modo in cui Piston sembra prendersi gioco dell'allievo con questi esercizi.
Intanto le melodie non sono complete, ma si tratta solo di alcune battute estrapolate da ciascun corale. Come dire, 'non pretendo che affronti l'intero canto, bastano 3 battute'. Perché così è, se escludiamo le battute introduttive da 1/4 e quella finale evidentemente sulla tonica con la fermata, restano tre battute da riempire. Apparentemente non molte, quindi si potrebbe pensare ad un esercizio semplice e scolastico. Per di più, quando ho svolto il compito mi sono permesso di copiare dal libro il primo accordo così da essere certo che la partenza fosse la stessa.
In secondo luogo, Piston specifica che sotto la corona dovrà sempre esserci un accordo fermo e non si devono introdurre movimenti nelle voci. Questo fatto poteva quasi darsi per scontato per quel che mi riguarda ma è stato precisato e tanto meglio.
Dice poi di utilizzare accordi in stato fondamentale o in primo rivolto. Per chi è già pratico nell'uso di secondi e terzi rivolti di accordi con la settima, potrebbe apparire una inutile limitazione e ci si sentirebbe quasi autorizzati ad ignorare la richiesta (ma si vedrà, analizzando scrupolosamente, che Bach inserisce con estrema parsimonia secondi e terzi rivolti, e pure riesce a concepire lavori vari e dinamici).
Infine, si richiede che vengano utilizzate note estranee all'armonia con un vincolo: non usare note estranee della durata inferiore alla croma.

Partendo con lo svolgimento dell'esercizio 6a del capitolo 9 mi sono trovato in difficoltà sapendo che come mi sarei mosso avrei sbagliato. Infatti, per quello che ho detto prima, la soluzione di Bach è quella giusta. Il mio obiettivo era quindi quello di avvicinarmi il più possibile all'armonizzazione migliore.
Con non piccolo sforzo, si scelgono i gradi della scala da utilizzare, si impostano gli accordi e si inseriscono le note estranee.
Si va poi ad analizzare il lavoro di Bach ed eccoci giunti al grande sberleffo di Piston. Si scopre che le note estranee all'armonia non vengono utilizzate. Questo fatto permette di avviare una riflessione: è molto più importante la scelta dei gradi della scala che l'uso di note estranee. Come già sapevo avrei sbagliato e così è stato. Non ho però sbagliato inserendo note di troppo o mancandone alcune, bensì utilizzando i gradi meno appropriati. Questa è una grande lezione su come sfruttare al meglio i classici T, SD (II o IV che sia), D (V o VII) e i loro primi rivolti per dare varietà all'insieme. Il tutto senza note estranee e con maestria. Vi è molta differenza tra l'utilizzo di IV o di II in 6, oppure tra I e I in 6 o addirittura tra I e VI. Si guarda con attenzione ai cambi di posizione delle voci fatti su una armonia che si mantiene. Bach è in grado di tirare fuori una musica completa, che non manca di nulla, servendosi solo del minimo. Non si avvertono mancanze o buchi e il corale risulta piacevole all'orecchio.
Bach è così o il contrario: da un lato, può stupire mostrando quanto si possa fare con strumenti semplici e alla portata di ogni scolaro. Altre volte invece è in grado di risolvere, tramite vere e proprie magie, temi musicali apparentemente intrattabili. Oppure, semplicemente, si diverte inserendo trovate eccezionali in contesti che potevano vedersi in una maniera molto più ingenua. 

Ribadisco quanto detto in principio: non c'è nulla di assolutamente giusto nel lavoro di Bach; è il modo odierno di intendere la musica che è fondato sui suoi 371 corali (e ovviamente su tutta la restante sua produzione).
 


Vorrei soffermarmi su alcuni particolari (l'armonizzazione che propone Bach) dell'esercizio 6e di Piston. L'esercizio 6e del capitolo 9 corrisponde alle prime battute del corale Nun danke alle Gott, numero 32 nell'edizione Breitkopf.
Qui ho pensato bene di sbizzarrirmi inserendo rivolti e dominanti secondarie che mi pareva ci stessero decentemente. Scopro infine che Bach ha fatto una cosa semplicissima.
I IV I e si ferma sulla corona .
VI (per variare rispetto a I è bastata una nota che è un vero colpo di classe, non ho altre parole*) e poi V I V I V I
Uno potrebbe gridare alla monotonia vedendo il finale di tre V-I in sequenza (dove ho volutamente omesso settime e rivolti) ma se si visualizza COME sono state realizzate le cadenze si capisce la differenza che passa tra il COSA (la cadenza V-I) e il COME (l'uso di settime, rivolti, note estranee). Vengono di fatto esposti vari metodi e idee per realizzare la successione che sta alla base di tutta la musica tonale (da Bach a Taylor Swift). In più è da esaminare attentamente la battuta finale dove vengono inserite:
nota di volta
ritardo
nota sfuggita
reaching tone
in un semplice movimento armonico I-V
Il tutto è in contrasto con il resto del corale dove Bach aveva dato note svizzere solo al basso e solo per formare scale di tre note. A questo punto il corale continuerebbe, mentre lo studente di Piston si ferma qui. 
E io mi fermo insieme a Piston.


*In realtà le parole ci sono eccome, infatti la melodia di Piston proprio in quel punto è diversa rispetto a quella del corale di Bach. Questo cambia tutto ovviamente, ma me ne sono accorto troppo tardi.

06 dicembre 2017

Il Blog, Tinder, e quel coglione che aveva perso una BMW 320 bianca a Bologna


La lettera 'e' non si mette mai dopo la virgola.
Sì, vallo a dire a Gabriele D'Annunzio.


Avrei voluto festeggiare i primi 10 anni di vita del blog con un brano di dimensioni pantagrueliche sulla vita, l'esistenza e il senso delle cose scritto nell'arco di sei mesi con interventi quotidiani. Poi per pigrizia ho tralasciato la scrittura sistematica e il risultato ad oggi non lo trovo ancora soddisfacente. Magari in futuro darò spazio anche a quella produzione visto che c'erano un sacco di spunti di pensiero interessanti.
Ho avuto quindi l'idea di ripiegare su una storia riguardante un Piaggio Ciao. Arenatasi anche questa seconda ipotesi, mi sono detto che avrei pubblicato brani di altri autori senza pagarli; eventualità scartata quando ho capito che non avrei guadagnato nulla nemmeno io.
Ecco quindi un raccontino sulle relazioni interpersonali nel XXI secolo.

Mercoledì
Gioco un po' a tinder e risulta la compatibilità con Anna che ha 21 anni e dista 46 km da me.
Non ha una foto personale ma solo un'immagine con una battuta. La presentazione però è interessante perché suona il violino e dice di cercare solo persone per parlare perché i suoi amici sono tutti via e si annoia.



Giovedì
Le scrivo e mi risponde quasi subito.
Le chiedo se si annoia ancora o se i suoi amici sono tornati, ma non sono tornati.
Ci vado giù pesante con un'affermazione su una random chat, così che capisca grossomodo qual è il mio modo di esprimermi e sembra non battere ciglio per la frase in questione che è 



Venerdì
Le scrivo alla sera e mi risponde per un po'. Poi quando passa mezz'ora dall'ultimo messaggio e non mi ha ancora riscritto vado a letto, ma troverò la risposta il giorno seguente.

Sabato
Rispondo al suo ultimo messaggio della sera e conversiamo ancora un po'. Le dico che ho un esame all'università lunedì, per vedere se mi chiederà l'esito.

Domenica, lunedì e martedì non scrive.
Martedì però mi rompo le palle e scrivo io, alla sera dopo le 10, con un'altra domanda nonsense, ovvero



Non mi risponde più.

È a questo punto che iniziano le mie riflessioni:
Quando possiamo dire di conoscere veramente una persona? Mai, probabilmente, figurati su tinder. Eppure qui ci sono individui che vogliono dare giudizi sugli altri e che pensano di poter dire che sono un coglione solo per quello che scrivo o per le foto che metto. Scusate ma mi sembra un po' grezzo e sempliciotto come metodo...
Ammesso anche che tutto quello che leggo sia vero (ho escluso quasi subito l'ipotesi di avere a che fare con un robot e anche che si trattasse di uno scherzo, visto che non faceva ridere...), una frase scritta con un carattere standard non mi consente di dire chi ho di fronte o di esprimere un giudizio su quella persona. Se ci fossimo incontrati nella realtà, ci avrei impiegato 5 minuti per avere un'idea chiara ed esaustiva (diciamo sufficientemente chiara, poi ovviamente si può migliorare) della sua personalità, ma con internet di mezzo anche uno scambio lungo mesi non mi avrebbe detto chi c'era dall'altra parte. Forse sbaglio dando troppa importanza all'aspetto emotivo ed emozionale quando giudico gli esseri umani, ai particolari e ai gesti, ma ti permettono di riconoscere le bugie.
Il discorso ovviamente vale se non si ha uno scopo dichiarato (e in quel caso non l'avevamo perché l'obiettivo era 'chiacchierare'), perché se c'è un tema preciso su cui disquisire credo si punti a quello magari tralasciano convenevoli.
Lì invece la cosa ha preso una strana piega quasi prima di partire e si è tramutata per me in un rovello psicologico.
Perché oltre a queste considerazioni restava anche valida l'ipotesi che non mi avesse giudicato in nessun modo, ma semplicemente impiegasse diversi giorni per elaborare una risposta che, se a quel punto fosse arrivata, mi avrebbe seriamente spiazzato.

Secondo me, ma è solo la mia opinione, il punto cruciale è che normalmente quando ci si relaziona con altre persone lo si fa con un fine ben preciso. Nessuno nella vita ha l'obiettivo di conoscere gli altri, ma lo fa ugualmente perché è un passo obbligatorio per poter arrivare agli scopi che si hanno, siano essi condivisi tra le parti o no.
Poi ci sono le conversazioni per conoscersi nella realtà (e non tramite internet!) perché è chiaro che se mi presentano una persona che non ho mai visto prima, punterò a conoscerla un po' meglio parlandoci.
Basta, non mi vengono in mente altre possibilità. Se usi un sistema di chat lo fai con scopi definiti e non per una conversazione astratta (o almeno quasi nessuno lo fa) e in effetti anche chi vorrebbe incappa poi in problemi.

Forse non siamo in grado di sopportare puri scambi di opinioni fine a sè stessi senza sapere con chi ci stiamo confrontando. Pensavo di poter portare avanti tranquillamente la conversazione con una persona casuale su argomenti casuali e invece io per primo ho avuto difficoltà e non ho retto la situazione che mi appariva troppo insolita.
Mi sarebbe piaciuto sentire l'opinione di Anna al riguardo.
Se mi avesse risposto...

Eccole le mie riflessioni, tutto qui (o ‘tutto qua’, come diceva Baglioni).

Oppure sono io che sono un coglione.

Comunque sempre meno di quell'individuo che alle due di notte cercava senza trovarla la sua BMW 320 bianca in giro per Bologna e iniziava ad agitarsi perché tre ore dopo doveva prendere un traghetto a Livorno.
Ma questa è un'altra storia.

24 maggio 2016

italiano

Non è ironico che Salvini si esprima dicendo 'di questo se ne parlerà settimana prossima', dimostrando di non conoscere la lingua italiana?

03 aprile 2016

Una astronave solitaria fuori nello spazio.

Il sistema solare è un luogo solitario.

Nettuno, Giove, Saturno e Marte
Mercurio, Plutone, Venere, le stelle.

Kanda, principe Kanda!

Dove sei tu?
Kanda, principe Kanda!

Questo pianeta è nuovo.
Kanda, principe Kanda!

Terra è verde e blu.
Kanda, principe Kanda!

Damek Za è dopo te!


2002

27 dicembre 2015

La famiglia Rossi va al mare

La famiglia Rossi sta per partire per una gita al mare; Giorgio Rossi ha posizionato tutti i bagagli nel baulo della macchina. Il baulo è pieno e dentro non ci sta più nulla! 
Luigi Gambuzzi, il figlio del signor Rossi (ha un cognome diverso da quello del padre perché c'è stato un errore all'anagrafe) vorrebbe portare al mare anche i materassini gonfiabili.
Non possiamo Luigi, replica il padre.
Portare con noi i materassini gonfiabili significherebbe occupare un gran volume con dell'aria e la nostra automobile è molto piccola.
Luigi ha un'idea: sgonfiare i materassini in modo da ridurne il volume e trasportarli così. Una volta giunto al mare reinserirà l'aria tramite l'apposita valvola.
Per andare al mare prenderanno l'autostrada. Come dice il nome, si tratta di una strada destinata alla circolazione delle auto.

26 novembre 2015

26 11

Giornata internazionale